Poetica

Cosa dicono i critici
«Se gli agili, alacri, cantanti, vivacissimi Versi in gabbia raggiungono spesso l’efficacia folgorante di sintesi di vita e di riflessione per la loro essenzialità epigrammaticamente sentenziosa, in Antiche Fessure i risultati di indiscussa originalità vanno ricercati nelle parti più inventivamente ironiche e avventurose, meno mi paiono originali i componimenti in cui si insinua la tentazione dell’autocompiacimento o del patetico. Ma la raccolta, nel complesso, è vera e viva..... Opera di poesia e verità [Mesti riverberi], poesie che sono molto divertitamente amare e nervosamente aspre e ironiche, lontanissime da quelle precedenti. Le sue creazioni e invenzioni sono in me come una lezione e un’emozione perfetta.... La nuova raccolta [Tutto era inizio] riletta, conferma la forza, l’acutezza, la rapida drammaticità del discorso, il ritmo essenziale, scavato, doloroso. Colpisce lo scatto del concetto e del giudizio. Consacra in modo esemplare la sua poesia. Il discorso della Bertizzolo [Il fruscio dell’attesa] si è fatto sempre più rapido ed essenziale, rigoroso, scandito fortissimamente. Ciascun verso tende a risolversi in sentenza, principio: e il risultato è esemplare e molto originale.... Rapidi, intensi [Racconti di donne inediti], fra ironia, gioco, emozioni, ansie (e, forse, soltanto Eurosia mi convince un po’ meno per qualche eccesso d’enfasi). Per il tramite della gatta uccisa [Oltre il cancello] esprime molto bene la tragicità e lo spreco della vita.... Racconti rapidi, persuasivi, molto ben condotti, originali, vitalissimi fra ironia, gioco, emozioni, ansie: l’autrice sa cogliere l’essenziale di esperienze e situazioni delle sue protagoniste, donne e ragazze fra inquietudini dei sensi e desiderio e sesso. Per quanto riguarda "Figlio di Mercurio" posso dire che lo trovo un romanzo originale (in un periodo di molta stanchezza e debolezza del genere), vivo, inventivo per stile e vicenda, e spicca esemplarmente su tutte le ripetizioni e banalità dei romanzi dei nostri anni, come un trionfo raro di verità e di bellezza.»
Giorgio Bárberi Squarotti
Critico letterario
«Ho letto con interesse le poesie della raccolta Versi in gabbia: mi sono molto piaciute, mi sono sentito in sintonia con lei. Complimenti vivissimi!» (da una conversazione telefonica, 25 ottobre1997)
Alberto Bevilacqua
Scrittore
«Nel momento stesso in cui un poeta pubblica i suoi versi, questi non sono più suoi ma patrimonio di tutti. Auguri per la sua attività poetica!» (da una conversazione al Convento dei Servi di Maria a Isola Vicentina, 14 dicembre 1996)
Franco Loi
Poeta
«In Antiche fessure vi sono versi che mi hanno inquietato, che mi hanno messo dinanzi a dilemmi, che mi hanno esaltato. Lei è poetessa vera ed autentica” (da una lettera personale all’autrice datata 22 ottobre1997) Gabriella Bertizzolo [Mesti riverberi] muove dalla mai sopita urgenza di chiarire prima a se stessa e agli altri il senso dell’esistere: e lo fa evitando di sovrapporre strutture estranee al suo ritmo interiore, evitando di caricare di essenze fuorvianti il suo sguardo nitido, limpido, il suo sentire aperto, privo di schemi. Il libro è composito, ricco di tematiche ed è difficile ridurlo a una qualsiasi definizione, anche perché l’autrice, a volte, si imbarca in analisi sulla funzione della parola, della poesia. Ed è questo intervenire della poetessa sul senso primo e ultimo del vocabolo che rende il volume ancor più prezioso, perché non nasce da una pura curiosità intellettuale, ma dall’ansia che vuole trovare oltre i limiti del significante e del significato nuove ragioni estetiche e spazi inediti d’esistenza. L’autrice non adombra con il suo io l’obiettività espressiva e poetica: è evidente che la sensazione di sentirsi dentro questi versi arriva per una magia imponderabile e diventa misura privata che sa tramutarsi in misura universale. La poesia della Bertizzolo, pur essendo radicata nella bella grande tradizione italiana, non è rimasta legata a griglie e a mode e si è calata nel nostro tempo interpretandone le accensioni e le cadute, le dispersioni e le conquiste, le ambiguità, le assurdità, i traguardi. Poesia dunque che non rifiuta nulla a priori, e che guarda al passato, al presente, ma soprattutto al futuro»
Dante Maffía
Poeta, romanziere e saggista
«Un messaggio, quello di Gabriella Bertizzolo, carico di significati, un inno alla vita con una partitura di suoni, di scansioni interiori forti, che vengono dai luoghi della memoria, dall’io profondo, dove la poesia trova una sincerità di accenti sconvolgenti, come in:”...Adesso ho te, Padre, / nel mio ventre gemmato / dall’Attesa ferace / per venire alla luce. / E raggiunta la vetta / del Golgota espiato, io tua figlia e madre, / potrò darti alla luce / per venire alla luce» (in Storia della Letteratura Italina del secolo XX, Arezzo 1999)
Giovanni Nocentini
Critico letterario
«Il fruscio dell’attesa di Gabriella Bertizzolo è un’opera avvincente e composita, difficilmente riconducibile ad un’unica definizione. Un avventuroso e sofferto percorso esistenziale che si allarga ad un’indagine pensosa sul mondo e sul male di vivere»
Premio “Terzo Millennio” C.A.P.IT. 2006 per poesia edita
«La credenza di mogano di Gabriella Bertizzolo è la storia di un'assenza, di un vuoto originario e incolmabile che non solo suscita profonde emozioni nel lettore, ma lo costringe a riflettere, a sganciarsi dalla propria identità per riappropriarsene solo dopo aver indossato quella della protagonista. Notevole la capacità dell'autrice di scandagliare le più remote pieghe della psiche dei personaggi, in primis di Germana, di cui sa cogliere lo sgomento e l'angoscia ma anche la fanciullesca speranza e ilarità. Ne deriva un racconto originale e avvincente in cui il pudore, in virtù di un innato lirismo, genera pagine di alta sensibilità e tensione emotiva. L'impiego di una scrittura ricercata, duttile e accattivante conferisce specifica rilevanza alla narrazione»
Premio “Città di Fucecchio” 2006 per il racconto inedito
«Argonauta, la nuova raccolta di Gabriella Bertizzolo, nella quale la poesia si compie in un'incisiva forma lessicale scandita, in ogni pagina, con una forte resa d'effetti e con vibrazioni tonali di grande suggestione. Una forma di scrittura certamente moderna, ma al tempo stesso estremamente personale, che definisce uno "stile" nel susseguirsi di parole scelte con cura, in un cromatismo lirico denso e pregnante. Un percorso che si disvela in squarci di memorie e in colpi d'ala che vagano oltre l'orizzonte alla ricerca di approdi ma anche d'intese e di speranze. Una ragione dell'io offerta a chi sappia comprenderne il senso e condividerne le lacerazioni ma anche i momenti d'appassionato amore che i "silenzi impietosi" non possono celare o sopprimere, attesa e sofferenza irrinunciabili di un cuore che si consuma d'ansie e di ritorni» (Giulio Panzani)
Premio "Viareggio Carnevale" 2008 per poesia edita
«Quella di Gabriella Bertizzolo nella silloge Argonauta è una poesia dagli echi multipli, ricca di metafore che rendono la pagina luminosamente variegata. La personale irrequietezza di ricerca si innesta al fluire della quotidianità con profonda consapevolezza dell'indagine, tra sfumature di accensioni e concrete espressioni esistenziali» (Antonio Spagnuolo)
Premio Nazionale di Poesia "Astrolabio 2008-2009"
«I suoi Versi in gabbia non solo mi piacciono, ma mi ci sono in qualche modo ritrovato per tutta una serie di consonanze profonde, pur nelle diverse - com’è giusto - esperienze (16 marzo 1995)... In Antiche fessure ci sono poesie di grande forza espressiva, indubbiamente superiori a quelle pur buone di Versi in gabbia che resta un ottimo libro sotto tutti i punti di vista (30 luglio 1996)... E’ un libro di qualità [Mesti riverberi] che continua e consolida quella vena poetica che conoscevo» (da una lettera all’autrice, 19 aprile 2000)
Paolo Ruffilli
Romanziere e poeta
«La ringrazio e mi rallegro per le sue Antiche fessure: proprio belle! (da una lettera all’autrice datata 26 agosto 1997)... Lei ha imparato [sigillo critico a Mesti riverberi] la difficile arte di ‘covar parole’ per dire l’essenziale. Non è poco! Le auguro un bell’autunno luminoso e salute»
Mario Rigoni Stern
Scrittore
«Il contenuto della poesia della Bertizzolo è un sunto letterario del secondo Novecento: c’è un io-poetico che si interroga sulla propria evanescenza, in una condizione mentale che sublima al metafisico o che quanto meno sfuma sempre più in una fisicità indeterminata e vaga con un’evaporazione dei ricordi e degli eventi concreti, nella decantazione delle scorie del vissuto. La poetessa in Mesti riverberi cerca la via di una consapevolezza negata, il fascino di un idillio impossibile, la nostalgia di una rimembranza dispersa. La Bertizzolo esplora il versante poetico dell’impalpabilità del dicibile, dell’inconsistenza delle idee, della leggerezza e dell’assurdo dell’essere, fino a costruire delle situazioni eteree di pura idealità astratta, come supremo esempio della sapiente bellezza del dire... L’autrice ha perfezionato [Tutto era inizio] un percorso di interpretazione e di testimonianza degli intrecci, strappi, ricadute e risurrezioni che compongono la vita umana, e la rappresentano come mosaico enigmatico non pianamente ascrivibile a una logica cartesiana di nessi e concatenazioni plausibili e leggibili con il conforto della scienza e della conoscenza, al contrario corrispondono a una dilatazione analogica del discorso o, se si preferisce, ad un’esplosione frattalica della realtà e dell’invenzione. L’efficacia della parola è al centro del discorso poetico dell’autrice, e porta con sé una valenza di svelamento e di inveramento: poesia di parole, non di silenzi, dunque. Accade così che il dialogo poetico - sempre più vicino all’enigma sapienziale del poeta, al discorso vaticinante e ammantato di luce e di attesa - sia pronunciato in un riverbero citazionale non solo di voci di altri poeti ma anche di immagini di altri pittori, fra i quali un posto di accorata primazia detiene nel cuore della poetessa Antonio Baggetto, suo illustre antenato materno di Bassano del Grappa... La poiesi della Bertizzolo [Il fruscio dell’attesa] forse in grazie di una deriva attinente alla psicanalisi e per il fatto di essere orientata all’interpretazione di segnali e di sogni, è andata sempre più crescendo come intreccio sapiente di parole e di immagini, sovente coniugate insieme nell’adozione di uno stile poetico particolarmente denotativo, quasi con effetti visivi, di un figurativo concettuale trasmesso attraverso le parole... In Argonauta l’autrice ribadisce la sofferta convinzione che attraverso la poesia sia possibile intraprendere una strada di fortificazione della conoscenza, se non proprio di approdo alla sapienza e alla verità; infatti una delle endiadi da lei più frequentemente ingaggiate nel suo linguaggio è quella di usare il termine “conoscenza” in accoppiamento con quello di “eunuco”, come volesse alludere al desiderio impotente nutrito dal poeta di raggiungere la copula con la sapienza e la verità. Da argonauta con efficacissima perizia attraversa i mari più diversificati dell’esperienza poetica e ci fornisce modelli della molteplicità dell’avventura letteraria»
Sandro Gros-Pietro
Editore e critico letterario
«Sono poesie di carne e d’anima [Tutto era inizio], quelle di Gabriella Bertizzolo, marchiate a fuoco vivo nel profondo, comprensibili soltanto a chi sia disposto a coglierne la tessitura quasi labirintica e le tensioni e i rimandi. Non semplici enunciazioni, cioè, elaborate su ritmi e intimismi di ordinarie metafore, bensì totem semoventi (perché le parole di questa raccolta si muovono quasi ritualmente e definiscono precise simbologie) che nel gioco continuo e incalzante delle espressioni celano verità esistenziali, proiezioni e desideri la cui efficacia non si identifica mai con l’edonismo ed anzi si vela, via via, di raffinate ed estenuate affabulazioni lessicali. L’uso di stesure comunicative, quasi richiamandosi all’intrinseca forza musicale delle partiture verbali, si trasforma in una trappola incantata che unisce l’autrice e il lettore nel medesimo ideale di libertà: una ricerca di spazio, d’autonomia e d’aggregazione - nel medesimo tempo - che evoca, di pagina in pagina, la condizione di conflittualità che ognuno di noi porta in sé nei suoi vari significati, che sconvolge i ritmi e la logica di ciò che credevamo - per formazione - essere delle certezze. La Bertizzolo compie, così, non soltanto un atto poetico, ma cerca di risalire, con questo suo percorso che è a ritroso e inquisitorio del presente, alle ragioni dell’io liberandosi dalle invadenze della convenzionalità, dagli stereotipi - forse anche inconsapevolmente - della sua femminilità che, talvolta, la condiziona o ne maschera lo spirito. Antagonista degli altri, dei tradimenti e del dolore, e al limite di se stessa, l’autrice riformula la semantica di un’esistenza i cui aspetti crudeli rappresentano le sue verità violate, esorcizzabili - almeno a livello espressivo e dunque poetico - con questo suo cammino di parole. Prigioniera dei recinti costruiti nell’infanzia, la Bertizzolo non fa mistero di questo suo impalpabile ma fortissimo cordone ombelicale che pure, lo ripetiamo, non è intuibile ad una percezione superficiale ed epidermica e diviene, nel momento stesso in cui se ne compenetra il sema, motivo di maturazione e di presa di coscienza, una specie di vettore energetico che attraversa e pervade ogni possibile alterità con rilevante forza d’amore. Abbiamo detto, all’inizio, poesia di carne e d’anima. Senza dubbio. Ma anche un impasto di cromie e di messaggi olfattivi, di ritmi polivalenti e di quant’altro richiama in molti di questi versi una gestualità che è icastica e contestualmente densa e pastosa di materia ovvero di ciò che in fondo l’autrice ama e teme, che desidera e la spaura. Il concetto del ricordo che è non tanto un guardarsi indietro o semplice attestazione memoriale, ma voglia di un ritorno o - come la stessa Bertizzolo ammette - di un nuovo inizio, è un’altra delle costanti, più o meno esplicite, di molte di queste poesie, una volta acquisito il senso d’annichilimento e d’impotenza nella dialettica uomo-corruzione che stritola chi non sappia ritrasformarsi e rigenerarsi. L’impronta, la presenza di questo sofferto procedere è qui attestata dalla parola. Un linguaggio che l’autrice veste di pieni e di vuoti che possono colmare le attese o farle precipitare con le angosce dissepolte che questa raccolta ci fa sentire anche nostre.... La quinta silloge [Il fruscio dell’attesa] rappresenta un superamento dei consueti e ordinari schemi del verso, a volte presenti in forma di assonanze e rime al mezzo, ma molto addolciti, in una successione liberata dall’unità metrica, come dalla stessa proposta armonica della parola, per trovare una ragione diversa nella ricerca contenutistica e degli inquietanti quesiti sul teorico primato dell’io e sulla spietatezza di ciò che lo opprime, pur nei sussulti di seduzioni subite o alle quali si è talvolta consapevolmente abbandonata. L’autrice conosce ogni suo momento e indaga, anche con la parola, nei segni molto spesso ambigui della conoscenza»
Giulio Panzani
Giornalista de «La Nazione»
«Una versificazione essenziale, talora scarna, che connota un percorso stilistico espresso in un linguaggio criptico che non si apre a una lettura superficiale ma ha bisogno di essere "centellinata" per capire, riflettere, meditare sulla parola al fine di coglierne il nettare, e gustarne fino in fondo l'essenza che nutre. In un uso ricorrente ad un linguaggio espresso in simboli e con una terminologia ricercata, dotta, talora inusuale ma efficace e fulminea nel creare immagini e rappresentare messaggi, la poetessa esprime una vasta gamma di tematiche che attingono al magma esistenziale, nel suo scorrere lento ma inesorabile, che tutto travolge lasciandosi dietro rocce di lava che bloccano processi vitali e intossicano e soffocano con i loro miasmi stentate esistenze. Solo la Conoscenza, la Poesia come ricerca di Assoluto in "sillabe scabre per unire brandelli di vitalità" e l'autenticità dell'essere nella ignuda simplicitas possono diventare "memento del sepolcro svuotato/ a risvegliare/ intorpidite larvate coscienze» (Norma Malacrida)
Premio Internazionale di Poesia e Arti Figurative "Il Convivio" Messina 2009
«Ho letto attentamente Il fruscio dell’attesa, anche se lontano dalla mia morfologia scriptoria compositiva e dal mio modo di poetare. Perché non tralascia la frantumazione del verso, l’atmosfera futurista della parola gridata vibrata come lama? Siamo avvolti da violenza, terrore rumore, urla ecc. ecc. C’è bisogno di “sottovoce”, carezze; di fascino avvolgente ecc. ecc. E Lei possiede sicuramente tale potenzialità. Conceda un idillio sereno alla Sua poesia; sicuramente inviterà ad una lettura più quieta, meno frastornante, più aderente. Le auguro tanto bene e una adescante serenità di scrittura; perché Lei e poeta!» (da una lettera all’autrice datata 1 febbraio 2004)
Cesare Ruffato
Poeta
«Ho letto con molto interesse Versi in gabbia e Antiche fessure. I suoi versi, così incisivi, mi hanno colpito. Le mie più vive congratulazioni: lei è una vera poetessa! Mi raccomando, continui con la poesia, non si butti sulla prosa!» (da uno scritto datato 19 settembre 1997)
Virgilio Scapin
Scrittore
«Ho letto con vivo interesse le sue poesie [Versi in gabbia]: grazie del dono. Lei è poetessa autentica e sensibile. Le auguro tanto successo!» (da uno scritto consegnato all’autrice datato 10 agosto 1998 in occasione dei Lunedì letterari dell’Altopiano di Asiago)
Fulvio Tomizza
Scrittore

Numerosi articoli sulla produzione dell’autrice sono apparsi su

Asiago Ieri Oggi Domani
Idee Bassano
Il Gazzettino
Il Giornale di Vicenza
L'Estroverso
Marie Claire
Puglia
La Tribuna Letteraria
Il Corriere della Sera
Il Galatino
Il Giornale dell'Altopiano
La Domenica di Vicenza
Lucania
News Bassano
Punto di Vista
Vernice